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Cultura
LA RUMBA

"Per essere rumbero devi aver pianto
Per essere rumbero devi aver riso,
devi aver sognato, aver vissuto;
per essere rumbero devi sentire dentro
dolci emozioni che agitino i tuoi sentimenti,
se non sei nato con la clave allora non sei rumbero;
potrai cantare con sincerità, potrai avere buona voce
però non potrai mai essere rumbero se ti manca il cuore;
per essere rumbero devi amare la gente
e avere un’anima chiara come il sole d’oriente
devi essere sincero e allora sarai rumbero...
Il rumbero è un essere con gioie e dolori
che esprime i sentimenti con il colpi di tamburo,
deve essere sincero per suonare la rumba, ahi Dio!”

                                                        Rubèn Blades
                                                    “Para ser rumbero”

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La rumba a Cuba è viva e appartiene a tutti, anche se ovviamente è vissuta con maggiore intensità dalla gente nera. Credo si possa dire tranquillamente che è ancora la regina dei solares,  i cortili cubani, e che nessuno resiste al suo fascino elegante o, a volte, sboccato. E’ musica della calle, non si insegna nelle scuole di musica o al conservatorio, ma c’è.
La rumba nasce negli arsenali, nei porti dell’Avana e di Matanzas e nelle zone rurali adiacenti, nelle piantagioni di canna da zucchero. All’inizio, quando la povertà non ci permetteva altro, si percuotevano casse di legno che avevano racchiuso baccalà o candele, accompagnandosi con la clave o con cucchiai.   
Tra le due zone di Cuba nasce anche una certa rivalità per una questione di supremazia nei vari generi.
Esistono infatti diverse varianti di rumba; le principali sono: columbia, yambù e guaguancò.
Ai tre tipi di rumba corrispondono tre tipi di danza.
La columbia ballata solo da uomini, è un ballo da virtuosi con momenti di vera acrobazia. Un buon ballerino deve essere agilissimo e avere dominio assoluto del proprio corpo.
Anche la variante yambù ha le sue origini nel secolo scorso, come espressione del folclore urbano. E’ caratterizzata da un tempo lento, da un canto melodioso e da movimenti soavi, durante i quali l’uomo, se vuole sedurre, lancia il fazzoletto per terra e poi si china a raccoglierlo con la bocca. Non è un genere molto coltivato, ma in una buona rumba arriva sempre il momento in cui il cantante attacca con questo delizioso e indimenticabile yambù:
Aè, eà, aè, eà!
Que bueno, que bueno, aè.
Que bueno, que bueno, aè.
Avemaria Morena.
E per di più “il yambù no se vacuna!” nelle movenze del ballerino non ci deve essere nessuna allusione sessuale e pelvica.
Ma è il guaguancò il genere più praticato, più in voga e conosciuto.
Nel ballo di coppia del guaguancò scatta con evidenza l’erotismo insito nella rumba. Qui ogni minimo movimento, anche quello più lieve del piede o della testa, può servire per la conquista. In questo colloquio amoroso l’uomo vuole arrivare alla possessione carnale e fa un gesto, il cosidetto vacunao, che mima la penetrazione. La donna sembra volersi proteggere da tanta evidenza e si copre il sesso, ma allo stesso tempo con i suoi movimenti sensuali e aggraziati invita all’approccio.
La rumba, e soprattutto il guaguancò, è l’ancestrale danza della fertilità: un inno alla vita e al sesso. Ecco perchè, come altre manifestazioni di origine africana, è stata malvista se non proibita dalla società bianca e borghese.
Negli anni Trenta e Quaranta, dalla strada e dai solares dove rappresentava il tempo dell’ozio, la rumba sotto forme irriconoscibili e mistificate, entra nel repertorio delle big band di New York e sbarca anche a Parigi. Nasce la rumba de salòn e le coppie di ballerini con camicette piene di svolazzi variopinti, che a Cuba erano proprie del teatro locale, diventano all’estero l’etichetta turistica dell’Isola.
Più tardi la rumba esordisce nel mondo del cinema, con testi a volte in inglese.
Negli Stati Uniti sul fenomeno rumba esisteva una grande ignoranza, anche se affascinava la negritudine e la forza dei tamburi.
In Italia la rumba arriva via Usa ed è attenuta nei toni, o meglio stravolta. Così nell’immaginario collettivo la rumba diventa Silvana Mangano con il suo prorompente bacino ...............“

tratto dal libro ‘Corazòn – il cuore della musica cubana’ di Roberta "Besito de Coco"
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