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Cultura
CUBA

  Nella storia della musica da ballo Cuba occupa un posto importantissimo: essa è la culla del folklore sudamericano e rappresenta da molti decenni il più grande centro generatore di ritmi di tendenza.

  Portano il marchio cubano balli diffusissimi quali Mambo, Rumba, Cha Cha Cha, Salsa cubana, Bolero cubano, e danze che di questi balli rappresentano spesso il retroterra: Son, Danzòn, Danzonete, Conga, Habanera. Decine di danze importantissime, anche se non sempre conosciute, sono nate in questa isola magica.

  Per capire le ragioni di tale particolare vocazione bisogna ricordare alcuni passaggi fondamentali della storia politico-sociale dell'isola che, collegando l'America Settentrionale e l'America Latina, si è trovata ad essere nodo strategico e punto d'incontro di culture, etnie, tradizioni di varia estrazione.

    Il 28 ottobre 1492 Cristoforo Colombo sbarcò a Cuba ed entrò nell'isola, senza incontrare resistenze. Non vi restò a lungo; ma vi fece ritorno e la esplorò nel 1493-94, prendendo atto e comunicando ai regnanti di Spagna che non vi si erano prodotte forme evolute di civiltà. Nel 1510 l'isola fu occupata militarmente da Diego Velasquez e fu amministrata come Capitanìa General dal Vicereame della Nuova Spagna (Messico). A seguito della proclamazione dell'indipendenza USA e della successiva guerra civile statunitense, gli ideali di libertà valicarono i confini ed armarono la mano del popolo cubano contro i dominatori spagnoli. Dopo dieci anni di guerra ("guerra grande", 1868-1878), il Capitano Generale spagnolo Martinez Campos   firmò il Patto di Zanjòn (10.2.1878). Fu abolita la schiavitù e fu riconosciuto ai cubani il diritto di essere rappresentati alle Cortes di Madrid.

  Ma agli USA dava fastidio che Cuba continuasse ad essere spagnola. Si riteneva, infatti, che, per la sua posizione geografica, Cuba dovesse naturalmente appartenere agli USA. Detto, fatto. Nel 1898 Washington dichiarò guerra alla Spagna e la sconfisse in breve tempo. Cuba fu dichiarata indipendente e fu messa sotto la tutela degli americani, che nel 1903 installarono nella provincia di Oriente la famosa base navale di Guantànamo.

  Fino al 1958 la vita politica di Cuba fu condizionata dalle ingerenze americane che erano giustificate dall'emendamento Platt, in base al quale gli USA avevano il diritto di intervenire negli affari finanziari e politici cubani. Nel 1959, ad opera dei partigiani, fu istituito il regime rivoluzionario che portò Cuba, nel 1964, nell'orbita dell'allora URSS.

  Alla fine del quindicesimo secolo, quando vi arrivarono gli Spagnoli, l'isola (115.000 kmq) aveva pochissimi abitanti. La maggior parte delle tribù indigene in pochi decenni fu distrutta dalle epidemie. La ripopolazione fu lenta perchè all'epoca i colonizzatori affluivano solo nelle terre ricche di metalli preziosi che Cuba non aveva. Gli Spagnoli non trovarono di meglio che usare l'isola per grandi allevamenti di bestiame.

  Nel 1750 gli abitanti erano complessivamente 150.000. Il boom demografico si ebbe quando si capì che la vera risorsa del paese consisteva nel clima tropicale e si diede avvio ad un vasto piano di sviluppo delle piantagioni di canna da zucchero. Poichè tali piantagioni necessitavano di consistente manodopera, si fecero affluire nell'isola oltre un milione di schiavi negri africani, decine di migliaia di contadini cinesi, moltissimi coloni europei specialmente spagnoli.

  Quanto detto basta a far capire le dimensioni della sintesi umana, razziale e culturale che avvenne in quell'isola magica nel corso di molti decenni. E da quella sintesi nacque e continua a nascere la musica cubana che in senso lato definisco la poesia dei sensi, l'esaltazione del sole e della vita secondo natura. In questa musica ritroviamo fusi in un cocktail perfetto i seguenti elementi:
  • Il ritmo binario, tipico delle danze africane, che agevola la spontaneità dei movimenti del corpo liberando le notevoli risorse dell'istinto.
  • La carica sensuale ed erotica, anche questa di provenienza africana. Per dirla con Lisandro Otero, "Gli africani sono gente di sesso e di allegria, questo si sente nella loro musica e nei loro balli; nel ritornello c'è un principio ripetitivo che ricorda lo strofinio incessante della copula, la ripetizione una volta e un'altra volta dello stesso movimento: il solletico, l'eccitazione, l'estenuamento". (Otero Lisandro, Bolero, Milano, RCS, 1996).
  • La vivacità ritmico-musicale che fa da impalcatura a tutta la produzione coreica caraibica e latino-americana.
  • L'uso diffuso della sincope, introdotta dalle popolazioni negre. (La sincope serve a rompere la successione regolare dei tempi forti e deboli all'interno della battuta per inserire il prolungamento del tempo debole sul tempo forte che segue).
  • La melodia europea filtrata attraverso le componenti culturali e artistiche spagnole.

  Tutto questo è la musica cubana: si deve aggiungere il fattore climatico che gioca un ruolo decisivo nel determinare i rapporti fra gli esseri umani e la natura. Il clima tropicale favorisce indubbiamente una penetrazione dell'una negli altri, un avvicinamento ed un abbraccio permanenti che portano l'uomo a muoversi secondo i ritmi del sistema solare.

  A ciò si devono sommare le antiche abitudini rituali delle popolazioni cubane che hanno sempre adorato divinità naturali: il dio della guerra, la dea del mare, il dio del lampo e del tuono. Il culto di questi dei aveva il suo momento culminante in danze rituali. Gli uomini vestivano indumenti il cui colore dominante era di volta in volta diverso, in riferimento alla divinità. Il bianco e il rosso simboleggiavano la sfera sessuale. I danzatori si muovevano con la solennità tipica delle cose sacre: i paramenti particolari accentuavano questa caratteristica.

  Nell'opera LA TECNICA DELLE DANZE CARAIBICHE di Iris Del Carmen Calzado Puentes e Luigi Marini si legge, a proposito degli uomini che ballavano in onore di Changò, re del lampo e della sensualità, che "tutti i movimenti delle braccia partivano dal cielo come se volessero prendere i lampi e si concentravano nella zona pelvica, perchè fosse data maggior energia alla propria virilità."

  Nelle danze religiose la gestualità aveva una parte importante. I movimenti delle mani e delle braccia erano un modo di trasmettere contenuti di preghiere, ringraziamenti, gioie e dolori. Il resto del corpo seguiva il ritmo segnato dagli strumenti di percussione: i movimenti erano spontanei ed istintivi.

  A partire dal XVIII secolo, il popolo cubano cominciò ad elaborare danze studiate nella parte teorica, musicale e stilistica, partendo dalla ricchezza degli elementi coreici e coreografici portati dalle varie etnie:
  1. Dalla Spagna era arrivato lo zapateado (zapato = scarpa; zapatear = battere i piedi suo pavimento). Lo zapateado era una danza popolare accompagnata da canto e da chitarre: i ballerini si muovevano battendo ritmicamente a terra tacchi e suole.
  2. Dalle tradizioni africane derivavano le 'danze delle campagne', dette campesinas, che erano accompagnate da una chitarra a tre corde e che si dividevano in:
balli religiosi, miranti ad ingraziarsi le divinità in relazione al lavoro dei campi;
balli d'amore, finalizzati prima al corteggiamento e dopo alla preghiera, affinchè gli dei garantissero la fecondità delle femmine e la salute della prole.
  La borghesia statunitense ed europea aveva introdotto la moda delle sale da ballo riservate, dove naturalmente si ballava la contradanza. I cubani, che erano esclusi da queste sale, ne crearono di alternative e vi portarono balli sempre nuovi, studiati per i locali chiusi.

 Le danze nate a Cuba o passate per Cuba si portano dietro un sapore fondamentale di pura sensualità e di naturale potenza: molte di esse hanno generato o contaminato balli ancora attuali.

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